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Pedro 21 Mar 2011 14:20
Ultratrail!!!!

Vicenza, sabato 19 marzo: Ultrabericus, il mio debutto in un'ultratrail,
65 km su e giù per i Monti Berici.
Già la classica distanza dei 42K mette addosso un po' di apprensione, il
pensiero di superarla di 20 e passa km instilla una sana e istintiva
preoccupazione (chiamatela pure paura...). Si, è tutto un altro correre,
si può camminare senza che i sensi di colpa ti assalgano, ci si può
permettere di fermarsi ai ristori ad abbuffarsi o quasi, non devi correre
tutto il tempo a livelli di soglia, però, m@@nchia!!!... 65 km 65! E
nemmeno su terreno scorrevole, noooo... salite, discese, sassi, fango, il
rischio di sbagliare percorso, la possibilità di farsi l'ultimo tratto al
buio, ecc. ecc. Insomma, un mezzo salto nel buio.
Sveglia all'alba delle 5, colazione, vestizione, controllo della borsa e
dello zaino con il materiale obbligatorio, gli stessi dubbi di quando si
parte per le vacanze: avrò preso tutto? Poi inforco lo scooter e raggiungo
i compagni di avventura. Un paio d'ore di auto ed eccoci a Vicenza. Solita
trafila pre-gara: ritiro pettorali, caffè, vestizione. Dopo la mezza
alluvione dei giorni scorsi e le previsioni meteo non troppo rassicuranti,
la giornata non sembra nemmeno delle peggiori, è nuvoloso ma non piove. Ci
si accalca in piazza dei Signori, il colpo d'occhio è spettacolare.
Atmosfera rilassata, il rito del riscaldamento pre-gara sembra una pratica
sconosciuta. Alle 10 in punto il via, passerella tutti insieme per il
centro città dietro ai pacer, poi via! si comincia sul serio, i top
runners sono già 500 metri avanti...
Strategia di gara programmata: vado tranquillo fino ai 40K, poi si vedrà.
Strategia di gara effettiva: sto andando quasi a 12 km/h, nonostante il
tracciato sia entrato subito sul sentiero, sto correndo col gruppo delle
prime donne. Sto bene, le gambe girano, i polmoni pompano bene. Intorno al
km 10 il primo ristoro: un bicchiere di birra (!!!!!!), una manciata di
frutta secca e si riparte. Il percorso è nervoso, veloce, tutto sali e
scendi, salite brevi e secche ma ancora corribili, discese non troppo
tecniche. Poi, inevitabile, arriva il conto da pagare. Dal km 30 in poi
annaspo, le salite che riesco ad affrontare di corsa sono sempre di meno,
le discese le affronto più cauto, anche i tratti in piano sono meno
brillanti, i piedi cominciano a far male, complici delle scarpe forse non
del tutto adeguate. Intorno al km 40 arrivano un po' di energie, più dal
punto di vista psicologico che fisico: la gara a staffetta ha messo in
campo un po' di atleti freschi, e vedere gente che corre ancora allegra e
pimpante stimola l'amor proprio e infonde un po' di nuove energie, ma dura
poco.
Poi il momento tanto atteso, quando sul garmin compare la fatidica cifra:
km 42! La fatica è tanta, ma la consapevolezza di aver superato il primo
traguardo e di essere ancora lì mi spinge a continuare con maggior vigore.
Ma sono tutti palliativi temporanei, la crisi è sempre lì al mio fianco,
il mignolo del piede destro si lamenta sempre di più, le asperità del
terreno vengono amplificate dalla fatica. Arrivo al ristoro del km 50, mi
fermo un po', riparto. Comincia a piovere, mi avvio al passo, poi comincia
una lunga discesa verso il piano. Riparto, la discesa è bella lunga,
sassosa ma agevole, comincio a prenderci gusto e poco a poco le energie
sembrano ritornare. Quando arrivo al piano un lungo tratto erboso e
impantanato dove lasciar correre le gambe sembra ridarmi ulteriori
energie, poi gli ultimi cinque chilometri, quasi tutti su asfalto, corro
come in trance, la fatica sembra sparita, supero diversi concorrenti. Un
ultimo tratto in salita su sentiero, poi si ritorna sull'asfalto e, poco
prima di ridiscendere in città... sull'acciotolato: è la parte più
terribile della giornata, mi sembra di correre a piedi nudi, ogni passo è
una stilettata, ma finisce anche questo. Arrivo in città, comincia a
imbrunire, mi fiondo sul lungo viale dell'arrivo... finito! 7 ore e 55
minuti, 39° assoluto. Ritiro la felpa di finisher, mi metto in un angolo e
mi arrotolo quella sigaretta che desideravo da molti chilometri.

E oggi, nonostante tutto, sto bene, non mi sento distrutto, i peggiori
timori della vigilia (ne uscirò a pezzi? mi trascinerò come uno zombie per
le successive due settimane? mi passerà la voglia di correre?) non si sono
materializzati. Il mignolo un po' massacrato, qualche dolorino ai
quadricipiti, nulla a cui non fossi già abituato.
E questa mattina mi sono iscritto alle Porte di Pietra :-)

gg



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